Perché non riesco a cambiare anche se so cosa dovrei fare
So cosa dovrei cambiare ma non lo faccio: perché succede e cosa fare. Una storia vera, una domanda pratica e un gesto da fare già domani.
Massimo Romagnolo
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Arrivò a un incontro con un bel sorriso.
Era una persona preparata, abituata ad ascoltare gli altri. Quando le chiesero come stava, rispose che andava tutto bene. Una relazione bella, una persona affascinante, una vita che molti avrebbero invidiato.
Poi, lavorando, quel sorriso ha cominciato a incrinarsi.
Sotto c’era una tristezza che non riusciva più a nascondere. Conversazioni che finivano sempre allo stesso modo, con lei che rinunciava. E giustificazioni che sembravano ragionevoli: lui aveva una storia difficile alle spalle, ci stava provando.
Lei lo sapeva. Lo sapeva da tempo.
A un certo punto qualcuno le chiese: perché resti?
«Non so come fare per essere ferma e forte nella mia decisione», rispose. «Ho paura. E poi, dove vado a vivere?»
Ho cambiato i dettagli, perché nessuno possa riconoscerla. Ma quella frase mi è rimasta.
Sapere non basta
Aveva capito molto. Aveva capito anche i meccanismi di quella relazione. Eppure non bastava.
Il dettaglio che cambia tutto è quell’ultima domanda: dove vado a vivere? Non era mancanza di comprensione. Era una domanda pratica, piccola, senza risposta. Finché resta senza risposta, una decisione resta un’idea.
Quali sono le possibili cause del non riuscire a cambiare?
Spesso sono più concrete di quanto pensiamo.
C’è la paura, certo. Ma c’è anche la domanda che non ci siamo ancora fatti: dove vivrei, con chi parlerei, con quali soldi, da quale giorno.
E c’è qualcosa di più sottile: l’immagine che abbiamo costruito. Il sorriso, il «va tutto bene». A volte non riusciamo a cambiare perché stiamo ancora proteggendo qualcosa che non esiste più.
Cosa faccio se non so cosa fare?
Succede anche questo, ed è diverso. A volte non vediamo un’alternativa praticabile. Non una teoria: un posto dove mettere i piedi.
Allora il primo passo non è decidere. È costruire l’alternativa. Informarsi, parlare con qualcuno, mettere dei numeri su un foglio. Una scelta diventa possibile quando si vede una strada che si può percorrere davvero.
Quella frase la conosco bene. L’ho detta anch’io, per anni, in un’altra forma: «So che questa non è la mia vita, ma ho una famiglia, una carriera, un ruolo.»
Lei non decise subito. Passarono dei mesi. Poi mise tutto sul tavolo e se ne andò verso la sua nuova vita.
Non lo fece perché qualcuno glielo disse. Nessuno può decidere al posto di un altro, nemmeno chi ascolta. Lo fece quando ciò che aveva compreso diventò più forte della paura di restare senza un posto.
Un gesto per domani
Pensa a una cosa che sai di dover cambiare. Prendi un foglio.
Scrivi la domanda pratica che ti ferma, quella piccola e concreta che non ti sei ancora fatto: dove, con chi, con quali soldi, da quale giorno.
Poi scrivi una sola informazione che puoi trovare entro domani sera. Un numero da chiamare, una persona da sentire, un prezzo da verificare.
Non devi decidere nulla. Devi solo smettere di lasciare la domanda senza risposta.
Storie come questa emergono nei seminari e negli incontri individuali.
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